domenica 13 aprile 2014

Dintorni/ Eugenio Finardi e Nada, due grandi ritorni discografici

Alla fine di gennaio, Eugenio Finardi, dopo 16 anni dall'ultimo album di inediti (anni dedicati a sperimentare vari generi musicali passando dal fado al rock, dal blues alla classica contemporanea), ha pubblicato "Fibrillante", che lui stesso ha definito "un disco di lotta contro un nuovo Medioevo”. 
Ecco alcune parti della recensione di Claudio Fabretti, che si può leggere su Ondarock. << Un ritorno che sembra quasi sollecitato dalla necessità di raccontare un’Italia che ribolle di miseria e ingiustizie sociali. 
Il cuore fibrillante di Finardi, insomma, è rimasto lo stesso degli anni 70, quello che non ha paura di “mollare le menate e di mettersi a lottare”, anche se ormai gli “ideologi cresciuti alla Bocconi” lo hanno derubato di tutti i sogni della sua generazione (“Cadere sognare”).


A differenza di tanti colleghi dei Seventies, il menestrello della “Musica ribelle” non ha ammorbidito la sua indignazione, ma al tempo stesso non ne ha mai fatto una posa: Finardi resta un extraterrestre, un outsider, distante anni luce dall’ingessata nomenclatura del cantautorato italiano, quella che magari sfila al Premio Tenco e si mimetizza in quella “società civile” contro cui il Nostro si scaglia con donchisciottesca virulenza.
La sua musica ribelle è sempre vera, autentica e, soprattutto, curiosa di confrontarsi con nuove sfide inter-generazionali e l’autore di classici come “Sugo” e “Diesel” resta per questo un esempio raro in una scena musicale troppo spesso asfittica e autoreferenziale come quella italiana.>> Eugenio Finardi, “Fibrillante” - Spotify


Un altro recente e importante ritorno discografico italiano è quello di Nada Malanima, che a marzo ha pubblicato un album affascinante e coraggioso dal titolo "Occupo poco spazio".
<< Lo spazio che Nada occupa nel panorama musicale italiano ha un valore inestimabile. Partita ancora minorenne dal palco dell'Ariston – era il 1969, e lei cantava “Ma che freddo fa” - si è ben presto smarcata dagli angusti dogmi della canzone italiana, tracciando una traiettoria più personale e autarchica che, se da un lato non chiudeva del tutto le porte ai Sanremo del caso (l'ultima apparizione è datata 2007, con il brano “Luna in piena”), d'altro canto con l'avvento del nuovo millennio si addentrava progressivamente nel mondo indipendente, coinvolgendo allo stesso tempo diversi musicisti più o meno affermati e pienamente appartenenti a quell'ambito.


Il nuovo album è uno spaccato di piccole-grandi storie private e pubbliche, vicende di donne coraggiose e sole, narrate con spietata crudezza – il punto di riferimento resta il conterraneo Piero Ciampi – o piglio letterario, a seconda del registro e dello stato d'animo. Si assiste così a una processione di moti in contrasto, tra progressivi affioramenti melodici (“Come un corpo dentro ai panni”, la splendida “L'ultima festa”), brusche accelerate dal piglio punk (“Occupo poco spazio”, “Questa vita cambierà”), slanci elettronici dal retrogusto caustico (“La terrorista”), passaggi a mezza strada tra pop e classica moderna (“Auguri”), travolgenti gemme in puro stile Nada (“Gente così”, “Il tuo Dio”). Nada, "Occupo poco spazio" - Spotify


Elegante ma lontana anni-luce da ogni sentore di snobismo, asciutta e brillante nella peculiare narrazione in musica, Nada si conferma come la più interessante anomalia della sfera musicale italiana: a dispetto di tante presunte promesse senza arte né parte, la più giovane e arguta voce dei nostri tempi resta quella dell'eterna Malanima.>> Fabio Guastalla, Ondarock


Alice ha collaborato con Eugenio Finardi nell'album "Azimut" ( pubblicato nell'autunno 1982) cantando la sua "Laura degli specchi" e ha realizzato una indimenticabile versione de "Le ragazze di Osaka" nell'album "Il sole nella pioggia".
Finardi ha inoltre curato gli arrangiamenti de "La mano" nella versione lato b del singolo-hit "Messaggio" (estate 1982), versione mai pubblicata su album (e diversa quella pubblicata su "Azimut"). Eccola:


Alice e Nada hanno vinto insieme la celebre manifestazione musicale-televisiva "Azzurro" nel 1983.
Le accomuna una carriera fatta di scelte artistiche controcorrente e coraggiose, all'insegna dell'amore per la musica più sincero: entrambe, dopo strepitosi successi di classifica negli anni 80, dai cui fasti si sono progressivamente e naturalmente allontanate, hanno percorso strade all'insegna della sperimentazione e della ricerca che ha arricchito la loro espressione artistica, diventando di fatto "artiste di culto" nel panorama musicale italiano e mantenendo il largo consenso del loro pubblico "storico" a cui si è aggiunta, sempre più numerosa, quella parte delle nuove generazioni che sa riconoscere il contributo che hanno dato, e continuano a dare, alla storia della musica italiana.
Un ricordo di "Azzurro 1983", grazie a Valerio.