Alice

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lunedì 24 gennaio 2011

Intervista a Battiato: una canzone per il nuovo disco di Alice

È una bella, sana anomalia per un artista dei più acclamati e prestigiosi che ci abbia dato in sorte la musica italiana d’autore degli ultimi quarant’anni: da quando, cioè, cominciò a pubblicare album coraggiosi e interessanti, di rottura e di sperimentazione per il nostro mercato. Lo spirito curioso e disponibile verso l’esterno dev’essere rimasto lo stesso se Franco Battiato ha mostrato in questo periodo un grande attivismo a sostegno di artisti alle prime armi e poco conosciuti. Innanzitutto la notizia, decisamente a sorpresa, che lo colloca tra i partecipanti al festival di Sanremo, in coppia con Luca Madonia, ex Denovo e catanese come lui, con cui presenterà «L’alieno». E, poi, un paio di collaborazioni alla periferia dell’impero, con realtà giovani ed emergenti come la cantautrice Cinzia Fontana e con il gruppo «pinkfloydiano» dei Versus. Senza dimenticare che Battiato era stato anche ospite nell’album di Francesco Renga, «Un giorno bellissimo», uscito a novembre, dove figurava un suo cammeo, nel brano «La strada». Perché questa decisione di scendere in campo così frequentemente, ma non a proprio nome, Franco? «È un periodo in cui ricevo continue richieste in questo senso», risponde Battiato, 66 anni il prossimo marzo», saranno almeno una trentina negli ultimi mesi. Tendenzialmente eviterei volentieri, ma non riesco a dire di no e anzi se qualcuno insiste con belle maniere finisco per accettare. Non mi diverte, anzi mi costa sacrificio e oltretutto penso che in sostanza non serva a nulla, nemmeno per chi me lo chiede e anzi finirà per non accorgersene nessuno. Ma se ci tengono...». Diverse saranno state le motivazioni per la sua partecipazione a Sanremo, la prima volta in gara... «Luca è un caro ragazzo che da tempo, chissà perché, desidera moltissimo andare a Sanremo. Morandi e Mazzi che scelgono le canzoni mi hanno detto che sarebbe stato più semplice se mi fossi aggregato e così tra i brani propostimi da Madonia ho scelto ”L’alieno”: dove però entro in gioco dopo tre minuti. La cosa che mi piace di più è pensare che dirigerò l’orchestra nel pezzo che Luca canterà nella serata dedicata all’Unità d’Italia. Ho scelto un titolo da molti erroneamente considerato minore, ”La notte dell’addio”, di Testa e Memo Remigi, in origine interpretato da Iva Zanicchi. Secondo me è una canzone all’altezza della migliore liederistica europea: l’ho arrangiata e per pianoforte e archi e credo che Luca Madonia si metterà benissimo in luce. Vado a Sanremo per lui, non mi sento certo in gara. Resto, giocando con il titolo del pezzo, un alieno, almeno in quella cornice».
Per lei, invece, non ci sono prospettive discografiche in vista? «Mi sto godendo un momento di pausa relativa, durante la quale ho soltanto scritto una canzone, per il prossimo disco di Alice: mi è venuta bene, con un trasporto mistico che mi piace proprio. Si intitola ”Eri con me” e sono contento che sia lei a cantarla: è sempre più brava. Per il resto sono agli ultimi dettagli dell’opera centrata sul filosofo Bernardino Telesio che andrà in scena al teatro Rendano di Cosenza all’inizio di maggio: è stato un lavoro di gran soddisfazione, molto denso e impegnativo che poi con calma uscirà anche su cd». A che punto è invece il progetto del film dedicato alla vita di Haendel? «Per adesso ci sono la sceneggiatura, gli attori e una buona definizione dell’impianto produttivo: ma manca la cosa basilare, i finanziamenti. Ci sono contatti e trattative in corso e intanto so come si intitolerà: ”G.F. Haendel - Viaggio nel regno del ritorno”. La cosa sorprendente è che ormai sono riconosciuto anche come regista: sono già una dozzina le tesi di laurea sull’argomento. Cose da pazzi!». Quando la ritroveremo in tournée? «L’anno scorso ho saltato la stagione estiva e per il 2011 abbiamo previsto 15-20 concerti in luoghi scelti, con orchestra», conclude il musicista siciliano a cui sono stati dedicati ben due libri nei mesi passati, pubblicati da Giunti e da Zona. «Quello che mi sorprende sono le sollecitazioni: nonostante i tempi di crisi potrei fare un centinaio di date. Un bel segno»
di Enzo Gentile, Il Mattino, 23 gennaio 2011

mercoledì 12 gennaio 2011

Alice e Battiato per gli 85 anni del maestro Giusto Pio.

Castelfranco festeggia Giusto Pio e, felice fino alla commozione, il maestro non trova le parole per ringraziare le oltre trecento persone che martedì sera a villa Benzi Zecchini di Caerano di San Marco (Treviso) hanno voluto celebrare il suo compleanno. Ma i baci lanciati con le mani e il sorriso estatico da bambino valgono molto più di tante parole. Ottantacinque anni compiuti ieri, per il musicista e compositore di Castelfranco. Un compleanno che è stato fatto coincidere con l’inaugurazione della mostra a lui dedicata a villa Benzi Zecchini, dove tanti amici e artisti hanno voluto rendergli omaggio attraverso la musica, l’arte pittorica e la scultura. 
Amici che hanno voluto essere tutti presenti all’inaugurazione, dai musicisti Franco Battiato e Alice, al maestro d’orchestra Diego Basso, fino agli artisti Romano Abate, Milo Bianca e Angelo Gatto. Franco Battiato, poco prima dell’inaugurazione, gli si è avvicinato con una carezza affettuosa, poco dopo durante la cerimonia d’apertura della mostra, Giusto Pio gli si è appoggiato, tenendolo per un braccio. Gesti d’affetto tra due grandi amici che insieme hanno segnato la strada della musica italiana alla fine degli anni Settanta. Durante la presentazione, il sindaco di Caerano Angelo Ceccato ha ricordato che Giusto Pio è uno dei più grandi artisti italiani del secolo. «Ah è italiano? Credevo fosse veneto…», scherza Franco Battiato, che non ha mai avuto parole di stima per la Lega. Tocca a Mirko Sernagiotto, presidente della Fondazione villa Benzi Zecchini, ricordare la carriera di Giusto Pio, dai decenni passati come violinista nell’orchestra Rai, all’incontro con Battiato, fino alle composizioni di musica sacra, l’utilizzo dell’elettronica e l’apertura verso le arti figurative. Gli applausi del pubblico sono difficili da tenere sotto controllo, soprattutto alla fine della cerimonia d’apertura, l’immancabile coro «Buon Compleanno», che inizia in sordina ma poi conquista tutti: trecento persone che lo cantano. «È’ tutto enormemente più grande di come me lo immaginavo - dice sorridente Giusto Pio - una volta avevo la forza di contenere le emozioni, oggi, davanti a tutto questo, non ne sono più capace».


Scatta poi la caccia agli autografi e dopo poco Battiato e Alice si rifugiano in una stanza vicina. Guarda caso c’è un pianoforte. «Giusto Pio è un musicista con la "m" maiuscola - ricorda Alice - ma quello che colpisce di più è la sua grandezza d’animo e lo spirito di massima levatura». Battiato invece ricorda la prima volta che l’ha voluto sul palco. «Mi pare fosse il 1977, Giusto Pio era il mio maestro di violino. Un giorno gli ho chiesto se voleva venire ad improvvisare sul palco dell’università di Brescia dove tenevo un concerto - ci dice il maestro catanese - per convincerlo c’è voluto tutto il mio impegno perché era estremamente riluttante all’idea, ma poi, alla fine dell’esibizione, è rimasto sul palco da solo con il suo violino e non si riusciva più a farlo scendere! ».
fonte Corriere del Veneto

«Non so cantare, non so neanche parlare, ma avete suscitato qualcosa di grande in me». E' stato questo il grazie che, con la semplicità di un bambino e l'affabilità di un nonno, il grande violinista castellano Giusto Pio ha rivolto, ieri sera, alle centinaia di persone giunte a villa Benzi di Caerano per festeggiare lui e la sua arte (alla villa è stata inaugurata una mostra dei suoi quadri e nelle prossime settimane sono in programma dei concerti) nel giorno dell'ottantacinquesimo compleanno. E nello stesso simbolico abbraccio, con il medesimo calore e la stessa semplicità, Giusto Pio ha stretto Franco Battiato e Alice, ma anche gli innumerevoli appassionati che gli hanno chiesto una dedica sul libro realizzato dalla Fondazione Villa Benzi e a lui dedicato o "rubato" delle foto. Il tutto in una serata priva di toni smaccatamente celebrativi, cui hanno infuso calore le dediche affettuose che, a centinaia, pendevano dal soffitto al primo piano della villa e nella quale ha fatto sorridere il ricordo, da parte di Franco Battiato, della nascita dell'eccezionale collaborazione. «Volevo prendere lezioni di violino - ha ricordato Battiato - Lui non voleva darmele», mentre i suoi figli lo spronavano dicendogli che «questo è uno che ha fatto dischi, è uno famoso». «Prima eravamo uniti dall'arte, ora dall'amicizia», ha poi aggiunto il cantautore che, uomo eclettico come Giusto Pio (la mostra dei quadri del violinista ne ospita anche alcuni di Battiato), non ha taciuto, a margine del momento ufficiale, una stoccata sul fatto che «in Italia non c'è cultura». In forma strepitosa Alice, cui il tempo ha donato un'eleganza ed una finezza invidiabili. Il suo abbraccio a Giusto Pio è stato lunghissimo. «Lo ho conosciuto attraverso Battiato», ha spiegato, confidando poi di lavorare attualmente ad un nuovo disco ma anche ad un progetto teatrale. E San Remo? «Non mi riguarda». Nel commentare, fra il pubblico, i suoi quadri, Giusto Pio si è soffermato sul "No Arman", in cui un vero violino campeggia su uno sfondo geometrico. Perché la sua vera musa, la creatura di una vita resta la musica, mentre la pittura è stata un mezzo «per meglio capire ed analizzare le opere degli artisti». Sempre e comunque, con umiltà.